marzo 21, 2011

I neurochirurghi sono dannosi per il mio karma.

L'intenzione era, stamattina verso le nove e mezza, venire a casa e scrivere un post sugli effetti che le poche ore di sonno hanno su una povera adolescente che cerca le parole sul dizionario di latino ed incappa, ad esempio, in transfigo, o, nella disperata ricerca della parola 'gens' per trovare un sinonimo di 'gente', in genitalis. Verso le dieci e mezza ho pensato che, tornando a casa, in questo post avrei potuto aggiungere di una verifica di educazione fisica composta da nove domande a crocette fatta in comunità da cinque (loschi) individui seduti attorno allo stesso tavolo che, con la prof alle spalle, si guardavano l'un l'altro e dicevano "Ma secondo te la C è la prima o la terza?", o, ancora meglio, attendevano ansiosamente l'esito della sacra monetina lanciata dalla sottoscritta.
Invece niente, questo post che avrebbe avuto senz'altro un'imponta ironica, dato il buon umore che irradiavo in questa fresca giornata di sole, se n'è andato a puttane, perché dopo quel maledetto incontro di due ore sugli incidenti stradali fatto non dal solito vecchio palloso, ma da una brillante neurochirurga bresciana che parlava in modo molto, ma molto diretto, tutta la mia serenità è andata a farsi friggere, tanto perché ho detto a babbo che avrei smesso di dire 'fottere'.
Niente, ho ancora qualche parola che rimbomba e la pelle d'oca a sentire di tutte quelle vite finite nel cesso per il primo demente che passa, anche dopo la dormita che ho fatto dall'una e mezza a neanche dieci minuti fa, quindi insomma, adesso vado a casa di nonna, studio biologia, ascolto i Beatles e bevo un po' di latte caldo, cercando di raggiungere nuovamente un certo equilibrio emotivo.
Buona giornata (e mettetevi casco e cintura di sicurezza, mi raccomando).

marzo 20, 2011

Mi piace da matti definire le cose, quindi spesso perdo giorni e giorni per pensare a una parola o perifrasi che descriva esattamente ciò che una cosa - o una persona - è.
Quindi insomma oggi ero ad un compleanno e c'erano un sacco di pizzette e bomboloni e patatine e tutta quella roba lì, ma ho mangiato giusto due pizzette, ed ho accettato ogni volta che mi è stato offerto un caffè, mandando quindi a cagare ogni buon proposito di ridurre le quantità -senza contare il fatto che alla fine han dovuto fare una moka solo per me e mia cugina (?), facendo avanzare quindi una cosa come dieci tazzine di caffè che sarebbero altrimenti finite nel cesso, ed ho pensato bene di sacrificarmi in onore di quei poveri ometti sottopagati che lo raccolgono nelle piantagioni - come mi paro il culo io, nessuno.
E vabbè, non c'entra niente con quel che volevo dire, comunque ecco, tra un caffè e l'altro è arrivata la pausa sigaretta verso le otto di sera, ora in cui già ci son le stelle, ed il ragazzo di mia cugina ha lanciato un mozzicone in aria, immagine che mi ha fatto pensare ad una stella ascendente, e niente, ecco, l'ho trovato.
Il termine per definire Lui, intendo.
Un angelo in contromano.

marzo 18, 2011

This heart will start a riot in me.

Ha smesso di piovere e mi dispiace, perché a me la pioggia piace un casino, però non importa, anche perché dicono che in questi giorni ci sarà un altro pomeriggio d'acqua -le nuvole han capito che i distacchi a me servono graduali, piano piano alle cose ci arrivo, ma con calma- e quindi niente insomma, va bene così.
Per domani di compito avevo solo latino, però ho passato il pomeriggio a scrivere e non ho fatto neanche un quinto dei compiti, cosa che si aggiunge alla lunga lista delle cose che mi portano, nell'ultimo periodo, ad aver paura della mia persona, ché son passata da pazza psicotica fissata con i voti a tizia che prende uno -uno, cazzo- in storia dell'arte e se ne arcisbatte (quanto mi piace dirlo) i coglioni nel giro di neanche una settimana, così di brutto, alla cattiva.
E' che proprio non ho più voglia di fare niente, e domani quasi quasi vado a sdraiarmi un po' sugli scogli, a godermi il freddo e l'odore del salmastro finché posso, che sta arrivando l'estate ed io d'estate al mare non ci vado mai, non mi piace, troppo caldo, troppa gente, quindi me lo godo adesso che ancora è primavera e tanto tanto ci si sta bene, ma dicevo che comunque vorrei andare a letto e dormire per vent'anni filati -chissà che mal di schiena, al risveglio.
Ho decine di capitoli lasciati a metà, perché vorrei scrivere 'Memories', ma mi blocco, allora provo con l'altra raccolta, e mi blocco di nuovo.
Credo ci sia una specie di rivolta in corso, perché non riesco a scrivere degli altri, solo di me stessa.

Senti, cuore: ce n'ho già abbastanza dell'ansia delle basi aeree per la guerra contro la Libia a neanche venti minuti da casa mia, non ti ci mettere anche tu, cortesemente.

marzo 15, 2011

E io non lo so cosa succede in questi giorni in cui un po' piove e un po' no ed io un po' sono triste e un po' no, e tutto insomma è altalenante, come il segnale del telefono, come se tutto vibrasse come le casse del computer quando alzi troppo il volume, però insomma io non so che cazzo dire, che cazzo fare, perché ho questa cosa addosso che non ho voglia di parlare e non ho voglia di fare, però parlo e faccio comunque e la cosa mi pesa più del solito. Sono stanca.
Domani ho due ore di assemblea in aula magna e cheppalle. Tanto parleremo dell'Unità d'Italia, nessuno saprà un cazzo di niente, porca trota, ed a me verrà il nervoso come sempre quando mi si schiaffa in faccia l'ignoranza della gente.
Quindi niente, via. Vado a letto e la faccio finita.

Che poi, secondo me questo scoglionamento barra incazzatura è dovuto al fatto che sono giorni che non riesco a scrivere niente che non siano post completamente incoerenti. Le mie storie si sono bloccate tutte - mi sono bloccata io - e mi sento come una bottiglia di Spumante col tappo di sughero vibrante. Tra un po' scoppio, ma intanto fremo.
Stavo ascoltando una canzone argentina che ascoltava sempre nonna quando ero piccola, e mi sarebbe tanto piaciuto descrivere qui tutte le sensazioni e le immagini e gli odori e le voci che mi scuotono ogni volta che l'ascolto, ma è la terza volta che cancello, quindi niente, scrivo qui la traduzione -che comunque non rende, perché si perde la poesia- e nient'altro. Dice tutto la canzone.
(Al cambio di calligrafia, è la donna a cantare).

E adesso cosa ti manca, che non vuoi parlare e non mi puoi guardare?
Cos'è successo tra noi due di tanto grande da cambiare la tua voce?
Il tuo modo di essere è tanto diverso, sembri un'altra donna...
Perché io sento nella tua bocca, nel tuo corpo e nei tuoi capelli un muro di gelo: cosa ti manca, oggi?
Hai vestiti, no?
Sì...
Hai da mangiare in tavola, no?
Sì...
Se hai vissuto in un mondo comune e semplice ed io ti ho dato un castello, cosa ti manca oggi?
Mi manca un fiore. Ho bisogno di un fiore, che mi faccia sentire che sono viva, che vibro, che amo e respiro, che esiste l'amore. Mi manca un fiore, ho bisogno di un fiore che mi faccia sognare e dimenticare la routine del mondo in cui vivo, e capire che non l'amore non è morto.
E adesso cosa ti manca? E' stato tanto grave, il mio errore, che non merito d'essere perdonato?
Cosa posso offrirti? Cosa vorresti avere?
Vuoi che io ti compri due ali, del vento, a volte un aereo?
Io ti lascio tranquilla e vivo rinchiuso in quell'officina, cosa ti manca adesso?
Hai sofferto la fame o il freddo? Dimmi.
No.
Ti ho mai tradita?
No...
Se ad ogni secondo, minuto ed ora ti chiamano 'Signora', cosa ti manca?
Mi manca un fiore. Ho bisogno di un fiore, che mi faccia sentire che sono viva, che vibro, che amo e respiro, che esiste l'amore. Mi manca un fiore, ho bisogno di un fiore che mi faccia sognare e dimenticare la routine del mondo in cui vivo, e capire che non l'amore non è morto.
Tu mi dai tutto quello che si compra con i soldi, ma mai la tua presenza. Mai un "Ti amo".